mordocarta

Forse 'poesie' è una parola grossa, quindi le definirò 'POESIE'

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Blogger: mordocarta
Dalla prefazione di U. Eco *: "Nelle sue poesie, Mordocarta trasforma l'oggetto in soggetto, e il soggetto in corollario; sorprende con il poco dando spazio al vuoto del tanto... Uno dei pochi poeti contemporanei che non può mancare nella biblioteca di casa..." (* Ubaldo Eco, mio cugino)

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lunedì, 20 novembre 2006

F I N E


Il poeta non scrive più.


postato da: mordocarta alle ore novembre 20, 2006 20:21 | link | commenti (75)
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lunedì, 13 novembre 2006

 


Poesia n. 52


PRESENTAZIONI


 


L'altro giorno me l'hai detto hai detto ciò che temevo.


Ritieni giunto il momento il momento di conoscere i tuoi.


Però io non penso che sia che sia ancora il caso.


Solo solo pochi mesi pochi mesi che stiamo insieme.


 


Ma tu hai insisitito hai insistito davvero tanto.


Mi hai pregato e scongiurato scongiurato fino a sera.


Per te sarebbe una grande una grande prova d'amore,


e non vorresti restare restare delusa da me.


 


Così alla fine mi devo mi devo rassegnare.


Mettere la cravatta e venire venire a cena da loro.


Affrontare una situazione tanto tanto imbarazzante.


Soprattutto perchè sai perchè sai cosa mi succcede,


 


quando devo fare una cosa una cosa a cui non sono pronto,


incomincio ad avere ad avere quel difetto,


perchè tanto lo sai lo sai che non posso farci niente,


 


se comincio se comincio se comincio a balbettare,


 


che figura che figura che figura ci faccio.


 

postato da: mordocarta alle ore novembre 13, 2006 16:38 | link | commenti (12)
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lunedì, 30 ottobre 2006

 


Poesia 51


MI HAI LASCIATO


 


Sei andata via.


Senza dirmi una parola,


senza lasciarmi un biglietto.


 


Mi ha lasciato


 


un vuoto dentro,


l'amaro in bocca,


una tristezza inconsolabile,


un dolore incommensurabile.


 


Mi hai lasciato


 


i capelli sul cuscino,


il profumo sull'asciugamano


lo champagne aperto,


il caviale avanzato.


 


E poi


mi hai lasciato


 


il conto della lavanderia,


il tapis roulant rotto,


la lavastoviglie incrostata,


il bancomat in rosso.


 


Ma soprattuttto


mi hai lasciato


 


un set arricciacapelli,


 


a me che sono calvo.

postato da: mordocarta alle ore ottobre 30, 2006 10:04 | link | commenti (21)
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martedì, 24 ottobre 2006

Poesia 50



 



IL CENTRALINISTA



 



Fui assunto al pronto soccorso di Prato,



e alla prima chiamata mi chiesero



“Avete qualcosa per la gramigna?”



 



Mi trasferii all’ospedale di Spezia,



dove un tizio disperato chiamò



“La mia pianta di pepe sta morendo!”



 



Allora andai alla biblioteca di Brindisi



dove un appassionato di vini domandò



“Avete libri sul prosecco?”



 



In prova alla polizia di Trapani



mi dimisi quando una tizia urlò



“Mio marito mi minaccia col Black & Decker!”



 



Feci un tentativo all’università dell’Aquila,



ma il primo studente volle sapere



“Quando iniziano i corsi di allevamento rapaci ?”



 



Rinunciai.



 



Nessuno mi aveva detto



che il centralinista



era un lavoro ambiguo.



 



 



 
postato da: mordocarta alle ore ottobre 24, 2006 13:34 | link | commenti (3)
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lunedì, 16 ottobre 2006

 


Poesia 49




SIAMO UNA COPPIA AFFIATATA






Siamo una coppia affiatata.


 


Quando usciamo insieme, so già dove vuoi andare,


e ti ci porto volentieri, perchè lì


ti sentirai bene.


Quando andiamo a letto, ti metti vicino a me


e ci scambiamo giochi e tenerezze,


come due bambini.




Quando andiamo dal dottore, tu vuoi


che io entri con te, e mentre ti visita


mi prendi la mano.


 


Quando andiamo al cinema, anche se a te non piace,


mi lasci guardare il film, e mi diverte


che ogni tanto sbadigli.


 


Quando andiamo dai miei, gli chiedo sempre


di prepararti il pranzetto speciale,


anche se si straniscono un po'.




Quando andiamo al mare, amiamo passeggiare


e fare il bagno, anzichè stare sul lettino


come due deficienti.


 


Sì, con te sono felice,


e non sai quanto vorrei essere così




anche con la mia fidanzata,




o mio cagnetto Johnny.


 


 
































 
































 

postato da: mordocarta alle ore ottobre 16, 2006 10:14 | link | commenti (12)
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giovedì, 05 ottobre 2006

Due metri sotto il pelo




di Federica Moccio


 


seconda puntata





(continua dal post precedente)


Sì, era Jump. Lo chiamavano così tutti, tranne quelli che per qualche motivo volevano insultarlo o vendicarsi, e allora sui muri di via Tiburtina graffitavano il suo soprannome come si pronunciava, "Giamp". Lui odiava il suo nome, Giampiero Scannapieco, figlio di Antonio, il barbiere de Quarticciolo, e di Jolanda De Rossi, detta "Cerasola" perchè vendeva ciliegie al mercato di Subiaco.


Non poteva chiamarsi così uno come lui, un duro. Uno che era rispettato da tutti, temuto da molti, amato da pochi, fin dalle elementari; quando per 500 lire faceva su commissione furti di sigarette e chewing gum dal tabaccaio; o quando faceva salire le ragazzine degli altri sul suo motorino, con la falsa scusa che era l'unico col sedile omologato per due; o quando vinceva ogni volta le gare a chi rollava gli spinelli più velocemente. Certo non lo amavano presidi, maestri e professori, visto che faceva diventare le loro scuole famose per il numero di volte in cui comparivano nelle pagine di cronaca nera del Messaggero di Roma. Così, a furia di saltare giorni, settimane, mesi, anni di lezione, il giorno del suo sedicesimo compleanno, mentre in piena estate faceva il cameriere da un McDonald's di Dublino, decise di scegliersi come simbolo di vita e come nuovo nome The Jump, il Salto.


Vale l'aveva riconosciuto subito, ma all'inizio non voleva crederci. Prima di allora l'aveva visto da vicino solo due o tre volte:si ricordava bene di quando, un giorno che era in seconda media, alla sezione B del XVI circolo (lui ripeteva la terza per la seconda volta, in sezione H), all'uscita dalle lezioni le si strappò il laccetto di cuoio col ciondolo della sua amica del cuore Deborah. Lui passava lì vicino col motorino e la vide in lacrime: allora si staccò un pezzo di laccio delle Doctor Martens (che certo non aveva comprato, ma rubato a quei fighetti odiosi delle terza A durante l'ora di ginnastica) e glielo lanciò prima di sgassare e andare chissà dove...




 

postato da: mordocarta alle ore ottobre 05, 2006 11:20 | link | commenti (5)
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giovedì, 28 settembre 2006





Due metri sotto il pelo






storia d'amore, violenza e tricologia






di Federica Moccio






prima puntata









Quel giorno l’emozione avrebbe potuto giocare un brutto scherzo a Valentina: stava andando al suo colloquio di assunzione come cerettista specializzata al Centro estetico NeuroFitness di piazza di Spagna, ma era uscita di casa senza la copia del diploma in scienze tricologiche, che si era sudato in tre anni di corso alla Scuola del pelo e contropelo di Albano Laziale.

Si accorse della dimenticanza mentre saliva sul 492, che da via del Portonaccio, dove abitava, l’avrebbe portata in centro. Così, balzò giù dal bus mentre si chiudevano le portiere, e l’autista con tono sarcastico le gridò “ ‘A prossima vorta sarta direttamente a casa mia!” . Lei, una volta richiuse le portiere, gli mostrò il medio e rispose “Pensa a dove sta saltando adesso tua moglie!”, trattenendo l’accento romanesco per darsi un tono, come le avevano insegnato al corso di Comportamento con i clienti.


La scena divertì le altre persone alla fermata (due marocchini con un sacco pieno di occhiali, una filippina con tre bambini biondi che certo non erano i suoi figli, una coppia di anziani con cinque sacchetti di Auchan). Questo innervosì ancora di più Vale, che così cominciò a correre verso casa senza accorgersi che le si era aperta la borsa. In pochi metri le cadde quasi tutto: il cellulare legato all’orsetto Trudi, il walkman con dentro il cd di Biagio Antonacci, la borsetta dei trucchi, il manualetto “Impara la respirazione per vivere meglio” del professor Morelli, l’ombrellino che zia Rachele le aveva infilato di nascosto.

"Ma porca zozza…no, devo controllarmi, no non mi sente nessuno, porca di quella zozza ladr…”.

Vale non finì la frase con cui stava accompagnando il tentativo di raccogliere le cose prima che le macchine le schiacciassero: davanti a lei, uno stivale a punta aveva arrestato lo stick del rossetto, ed una mano grande ed affusolata, con le dita un po’ nere di grasso, stava raccogliendo il portafogli.

“Ammazza se pesa, che c’hai messo i piombi per non far volare i soldi..”. Disse suadente ed ironica una voce soffocata dal casco per la moto.

“Grazie, scusa.. è che ci sono anche dei documenti.. Ora dammelo per favore , devo correre..” Vale non riuscì a dire altro che questo. Due occhi di un colore che non aveva mai visto, forse celesti con striature verdi, la fissavano da pochi centimetri. Non poteva crederci , ma nel quartiere una sola persona poteva avere quello sguardo, quegli occhi. Era lui, era Jump.





(continua)
postato da: mordocarta alle ore settembre 28, 2006 16:56 | link | commenti (5)
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mercoledì, 27 settembre 2006



Presto su questo blog






Due metri sotto il pelo




storia d'amore, violenza e tricologia scritta da






Federica Moccio





da non perdere !



postato da: mordocarta alle ore settembre 27, 2006 18:24 | link | commenti (2)
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mercoledì, 20 settembre 2006

 

Poesia 48

MENU

 

' Tripudio di ortaggi del Salento su letto di rucola genovese

in salsa all'aceto balsamico di Modena e scaglie di lardo di Colonnata.

 

Taglierino di salami di Mantova stracotti in barolo delle Langhe.

 

Passatelli al brodo di gallina del Cadore aromatizzato con mentuccia di Viterbo.

 

Zite di Sorrento al ragù di capra di Notaresco.

 

Polpette al macinato di Chianina avvolte in peperone di Rossano Calabro.

 

Formaggio di Pienza.

 

Crostata alle amarene di Vignola.

 

Amaro centerbe abruzzese.'

 

 

Che peccato, geografia dell'Italia non la studiavo mai.

 

Ora gli chiedo se hanno il couscous.

 

 

 

 

 

postato da: mordocarta alle ore settembre 20, 2006 13:22 | link | commenti (8)
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mercoledì, 13 settembre 2006

 

Poesia 47

ARROVELLO

 

Scrivo, rileggo, arrangio, rivedo.

 

' Straziante ritorno nell'entroterra ferrarese,

tra intrepidi ramarri in grisaglia

che sorridono a infermiere irroranti

 

il nettareo rabarbaro ravennate,

ripristinato all'originario ardore

con grani di rododendro arrovesciato

 

in roveri aromatici e marmi di carrara,

diradati da afrori di ribes more e mirtilli,

con arbusti d'edera che arridono all'aroma...'

 

D'un tratto s'inerpica orribile un erratico pensiero

 

Forse non potrò io arringare schiere di eruditi uditori

con la pregressa recensione culinaria,

 

vista la erre moscia che mi ritrovo.

 

 

postato da: mordocarta alle ore settembre 13, 2006 12:05 | link | commenti (10)
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